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Incontri Probabili
Con Rocco Burtone, Arno Barzan, Angelo Floramo, Ludovica Burtone e altri ospiti a sorpresa.
Regia Rocco Burtone.
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RODARI ed ENDRIGO incontrano LA CANZONE PER BAMBINI
Dalla collaborazione del grande scrittore per l’infanzia e del grande cantautore nacquero canzoni indimenticabili. Lo spettacolo è un percorso tra le fiabe e filastrocche di Rodari, la canzoni di Endrigo e i canti popolari friulani che servivano a far festa nell’aia.
CI VUOLE UN FIORE, GIROTONDO INTORNO AL MONDO, IL PAPPAGALLO ecc…
Lo spettacolo è molto coinvolgente ed è adatto sia ad un pubblico adulto che ai bambini.
Nota: Rocco Burtone è stato uno degli organizzatori di “Canzoni di confine”, di cui Endrigo era direttore artistico e in due CD ha inciso la sua canzone “Mille lire” tradotta in friulano “Mil francs”. Ha anche avuto la fortuna di conoscere telefonicamente Rodari del quale ha musicato una parte della poesia “Il pane” che è inserita nel CD “Canto bambino”. Il titolo del brano è “Se” ed esiste una versione in friulano tradotta da Stefano Montello e cantata da Cristina Mauro.
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MODUGNO e DE ANDRE’ incontrano PAVESE e PASOLINI
Racconto-incontro tra parole e musica tra i grandi della letteratura e i grandi della canzone d’autore.
Da una parte due cantautori e dall’altra due poeti e scrittori: cosa accade se si incontrano? La risposta non è facile, ma crea da subito curiosità se si conoscono i protagonisti di questa avventura.
Ne verrà fuori uno spettacolo che, partendo da un canovaccio di improvvisazione, è difficile da immaginare. Ascolteremo quindi diverse contaminazioni tra le poesie di Pavese e quelle friulane di Pasolini e le canzoni di Modugno-De Andrè dei quali verranno interpretati anche alcuni brani che li hanno resi famosi: AMARA TERRA MIA, RESTA CU’MME, VECCHIO FRACK, TU SI’ ‘NA COSA GRANDE del primo e AMORE CHE VIENI AMORE CHE VAI, CANZONE DELL’AMORE PERDUTO, VIA DEL CAMPO, LA CANZONE DI MARINELLA, IL PESCATORE di De Andrè. Intuibile il tema della serata che è la terra, sia madre che matrigna.
Durante lo spettacolo verrà proposto un brano di De Andrè ancora sconosciuto, perché non era mai stato registrato ed è stato ritrovato per caso in mezzo a ore ed ore di registrazioni di prova.
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RINO GAETANO e BRUNO LAUZI incontrano FEDERICO TAVAN e AMEDEO GIACOMINI.
Tavan e Giacomini sono poeti di terra e di vino, di gola riarsa dall’invettiva che si stempera nel canto. Anime selvatiche, con quella faccia un po’ così…quell’espressione un po’ così….Trovano la loro essenza nella solitudine delle contrade, sui tavoli delle osterie. Non i ritrovi dei fighettini griffati dell’happy hour, ma quelle che ancora hanno luce fioca e avventori disincantati, sporchi di vita. Sono i cantori dei “non ritorni”, di un Friuli lontano dall’idillio e dal bozzetto che suona falsetto. Sanguigni e desolati, incantano con il senso di una malinconia sempre migrante e raminga, che tende alle nebbie della visione e alla religiosità della bestemmia, abitano il confine incerto tra le cose, la desolazione delle case quando nascondono dentro una buccia di sassi e malta un’anima gonfia di solitudini. Le loro voci sono quelle perdute nelle luci indistinte di crepe e pietraie, di un Friuli che si fa urlo, talvolta muto, speso di dolore, ma che trova sempre nella dignità del nulla il volo della poesia più intima e più vera.
Alcuni brani proposti: MA IL CIELO E’ SEMPRE PIU’ BLU, BERTA FILAVA, GIANNA, MIO FRATELLO E’ FIGLIO UNICO di Gaetano e AMORE CARO AMORE BELLO, GENOVA PER NOI, RITORNERAI, BARTALI di Lauzi.
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GIORGIO GABER e LUIGI TENCO incontrano ERMES DI COLLOREDO e PADRE DAVIDE MARIA TUROLDO
Il mondo visto dal basso, il ribaltamento dei ruoli prefissati, la stralunata e spesso vana ricerca dell’Assoluto, sia esso Dio o l’Amore, o entrambi nelle loro più improbabili intersezioni, il gioco crudele dell’individualità che diventa sogno e il sogno che cammina con le scarpe di ogni uomo, sempre visto come un viandante che attraversa in solitudine le contrade del mondo, alle volte con rabbia, altre con tenerezza, sempre con disincantato Amore.E’ quasi una sfida che si fa appassionata ricerca trovare tutto questo in poetiche così apparentemente lontane, fino a scendere tra le carte di un poeta friulano del ‘600 o di un Prete mistico e visionario. Ma l’accordo dissonante diventa spettacolo e curiosa sorpresa ad ogni verso.
Le canzoni: di Gaber: LA LIBERTA’, NON INSEGNATE AI BAMBINI, BARBERA E CHAMPAGNE, LA STRANA FAMIGLIA, IL DILEMMA, NON ARROSSIRE, LO SHAMPOO e di Tenco: MI SONO INNAMORATO DI TE, LONTANO LONTANO, VEDRAI VEDRAI, CIAO AMORE CIAO, HO CAPITO CHE TI AMO, QUANDO.
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MUSICA MIGRANTE
Una narrazione musicale che dalla classica arriva alla musica Friulana e Siciliana e Klezmer e altro ancora, fino al blues e alla Czarda. Tra musica popolare a letture, si attraversa mezzo mondo e le sorprese non mancano. Un percorso difficoltoso, in cui problemi di emigrazione e di razzismo vengono trasmessi all’ascolto dello spettatore, affinché le coscienze si aprano al respiro del grido di chi ha patito le ingiustizie e per ricordare che ancora molto c’è da fare.
La Czarda di Monti chiuderà la serata, a testimoniare che la musica non si è mai posta problemi di confini e che uno dei brani ungheresi più famosi al mondo, è stato scritto da un italiano. Alcuni titoli: MAREMMA AMARA, STELUTIS ALPINIS, VITTI ‘NA CROZZA, AL VAIVA LU SORELI, I BELIEVE TO MY SOUL, TANTO PE’ CANTA’, LA MAZA ecc…
Questo spettacolo è rappresentato da una decina di artisti il cui numero può essere ridotto in situazioni ristrette (biblioteche o sale consiliari).
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FINE (Canzone del disordine)
E’ un racconto tratto dal romanzo “Canzone del disordine” e dal CD “Fine”, ambientato tra Udine e Spilimbergo e… tra la fine degli anni 60 e 70, teatrale e musicale, che narra di un Friuli tra centri sociali, circoli culturali, giovani rivoluzionari e i sogni di una generazione che credeva di riuscire a cambiare una società che ai più sembrava corrotta, arretrata e reazionaria. Le canzoni parlano di Udine, di via Mantica, in cui
“il tempo si è fermato e Iddio non si è fermato mai”.
Ma anche di un Friuli antico, dove
La nône tal curtîl, cu' la blave tes mans, e sberlave a lis gjalinis,
Une c1alade al cîl, ce disaran6 mai i nûi,
Prejere di decembar “Pal Nadâl puartimi cjarvon
Ch' o puedi scjaldami, par no immalami,
Ch' o puedi gjoldi di chest biel plasè”.
E ancora il Friuli del terremoto
Che bello dopo il terremoto, tutti a scavare, i ricchi a pregare.
Che bello dopo il terremoto, quante medaglie, quanti sorrisi.
Uno spettacolo a tratti amaro ma anche divertente
Carosello, TV sette, la partita non parliamo
e la radio, “viva viva il Vaticano,”
Roma bella, Roma mia, le baracche e così sia,
c’è pur sempre la divina lotteria
e la corse dei cavalli, i concerti e gli intervalli,
pure il festival chissà, sarà la felicità,
ma il povero che dice, il povero che fa,
a Sanremo cerca la felicità.
Testi e musiche di Rocco Burtone.
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