I LIBRI DI ROCCO BURTONE
BURTONARIO DEI BAMBINI
Prefazione
Io non so che cosa è la prefazione. Il babbo ha cercato di spiegarmelo, ma non ci capisco una bella poppera. In pratica devo dire se questo libro mi è piaciuto o che fa proprio schifo. Insieme al mio babbo ho letto questo "Burtonario dei bambini" che a me mi è sembrato bello e che mi sono divertito tanto perché ci sono tante cose che fanno ridere e anche cose che fanno diventare seri e fanno pensare che bisogna essere anche intelligenti. Il problema però è stato proprio il babbo che lo voleva leggere lui, nel senso che lo leggeva con la voce alta e io ascoltavo, solo che ogni volta si metteva a ridere e io non ci capivo niente e quando gli ho detto che volevo leggerlo da solo lui ha detto che non andava bene, perché è sì un libro per bambini, ma che deve essere letto dai grandi e io non ci ho capito niente e penso che a volte i grandi non ci capiscono di queste cose dei bambini. Insomma, di nascosto lo leggo di notte e mi diverto un sacco e la maestra mi chiede sempre perché in classe ho tanto sonno e vuole parlare col babbo o con la mamma. Come glielo spiego? Adesso finisco, perché devo leggere le ultime due pagine. Accidenti, sono le due di notte!
Buonanotte.

Pasqualino Bambino

P.s. (p.s. vuole dire che adesso scrivo una cosa che avevo dimenticato di scrivere). Mi dicono che questa roba che ho scritto non è una prefazione. E allora? Pazienza. La prossima volta me lo devono spiegare meglio che roba è.
BURTONARIO DELLA MUSICA
Il Burtonario della Musica (semiserio e incompleto ad uso di musicisti e idraulici) è l’ennesima creazione di Rocco Burtone, musicista,scrittore e non soltanto, è infatti molto più di questo. E’ un manuale e una biografia, una raccolta di ricordi personali e racconti lunghi. Oltre che, per dirla con le parole della prefazione di Angelo Floramo, ‘uno scritto eretico e corsaro senza organo né costrutto’. Scritto con l’intenzione‘di fare male’ e di andare, al solito, controcorrente, come il cantautore fa ormai da quattro decenni, il ‘Burtonario’ pubblicato dalle Edizioni del Sale è lo specchio – già nel titolo – di un autore esagerato e per scelta politicamente scorretto, che punta sempre a svelare la nudità del re.

Andrea Ioime
MUSICISTI SUICIDI E ANCHE
I racconti raccolti in questo volume attraversano un percorso temporale superiore ai quarant’anni. Gran parte sono stati pubblicati dal settimanale “Il Friuli”. I primi furono scritti all’età di 13-14 anni.
Storie vere e false, leggere e importanti, inutili e necessarie, vecchie e bambine, con musicisti, maniaci, marziani, suicidi, assassini, calciatori, bambini.
In ordine strettamente alfabetico, per non far torto alle storie… per non creare cornici temporali.

Rocco

Sono racconti rapidi, vivaci, sbrigativi, sono inattesi, leggeri, raffinati e bugiardi, sono burleschi, beffardi, allegri ma anche tragici, dolorosi.
Inutile sprecare aggettivi, la scrittura di Burtone è come la sua musica: non si sa mai dove vada a parare.

Bernardo Salvemini
 
SCARICHI PESANTI
"Popsie"

Questa volta trattasi di poesie (anzi, di Popsie) e testi di canzoni. La definizione “Popsie” nasce dal desiderio di proporre una poesia popolare quindi Pop, legata anche al mondo della musica.

“…queste tue poesie mi pare abbiano la ritmica, il pulsare, il clangore, il fumo aspro di certe vecchie locomotive… C’è tanto di Udine e Spilimbergo, c’è l’ironia dell’invettiva che si scioglie vedendo vecchie facce di vecchi compagni farsi un rosso in qualche osteria…. Allora tu impoetico verseggiatore, continua pure a cantare ogni giorno in un caffè la nostra storia, pur se tra sudori e incontinenze, tra dolori e poca gloria. Canta per noi che non lo sappiamo fare più, sii una sorta di eco delle nostre cattive coscienze. Canta per noi che noi non siamo come loro. Il verseggiare ti sarà dolce in questo mare…”
Giuseppe De Grassi (scrittore).
 
CANZONE DEL DISORDINE
È una Udine inedita, una Udine “altra”, ribelle e visionaria quella che emerge da questo romanzo, eppure vera, perché l’invenzione narrativa si inserisce in un contesto reale che qui è rappresentato dalle bellissime foto di Piermario Ciani. In quegli anni Settanta ad Udine c’era un circolo anarchico, un centro sociale (marginale? Emarginato dai mass media piuttosto; ma anche orgogliosamente autoemarginantesi rispetto alla cultura ufficiale) in cui musica, cultura e storia locale si intrecciavano con quelle del mondo. Alessandra Kersevan